Martines Enzo

rid_mARTINESEnzo Martines scrive e interpreta poesie e testi poetici.
Nel 1991 vince il premio P(R)OESIA di Sesto Fiorentino; nel 1995
pubblica il primo libro in versi Poema libertino ed. Campanotto,
l’anno successivo partecipa al premio internazionale sloveno di
letteratura Vilenica e pubblica un testo in versi; nel 2005 pubblica
il CD Siamo Esili, Ed. Nota: un progetto di poesia in musica di cui
autore e interprete; nel 2007 tra i fondatori del gruppo di artisti HC-Capitale Umano, con cui realizza Altrove, performance multimediale prodotta da CSS-Teatro Stabile di innovazione del FVG e Vicino/Lontano per la serata di chiusura delle giornate del Premio Terzani; nello stesso anno autore della performance La voce umana per Maravee Energy ed ideatore e autore con il gruppo HC-Capitale Umano di Paradiso Perduto, performance multimediale a episodi prodotta da CSS, in scena per la stagione di Teatro Contatto 07/08; nel 2009 realizza Le manovre inutili, performance in scena a Teatro Contatto; nel 2012 collabora alla scrittura di Lady Europe, spettacolo teatrale di Rita Maffei (prodotto dal CSS-Teatro stabile di innovazione del FVG, in scena al Mittelfest e nella stagione di Teatro Contatto 12/13) e realizza il reading poetico ” ora” per Udine Estate.

 

Guidami     

Guidami nel solco della nostra affilata confidenza,
diluisci nella mia contorta anima
quest’amarezza che non mi abbandona,
che mi fa re di un regno confuso,
mentre tu, dai baci, sai farti animare.
Tu lasci che io mi affanni dietro il mio indugiare
e palesemente, di questo, te ne freghi.
Ecco, quei sorrisi sono terribili frustate,
segnano di piaghe i miei giorni cauti.

Se tu solo potessi alla sera,
venire a baciarmi le tempie e rimboccarmi le coperte,
io potrei anche sparire nel morbido schiocco
delle tue vocali, nel segno dei tuoi gesti inanimati,
nelle fessure del tuo roccioso sguardo
che innerva di crepe i miei fottuti desideri.

Ebbi la fortuna di sbucciarmi le ginocchia,
ora sono felice di farmi scorticare,
questo è un castigo senza sofferenza,
nessuna rabbia accompagna le mie lacrime,
nessuna accompagnò i graffi di bambino,
erano sufficienti i baci della mamma,
il suo soffio infallibile suturava le paure.
Ora che sei madre delle mie disfatte,
mi pare di morire agnostico, ma sei qui a ricordare
che credere è come farcire crepe col silicone,
serve a prendere tempo, solo a ingannarlo.
Tu rimani il mio celeste sorriso,
capostipite delle anime accorte e gentili.
Perché il mio sentimento stia al passo, non si faccia fiaccare,
si nutra perfino del tuo disprezzo,
dammene musa, battimi perché io possa respirare,
vieni, ti prego, a colloquiare, a far finta di ascoltare.

Dammi tanti baci

Dammi tanti baci

dammene tanti e
tanti, e ancora,
voglio sopportarti
amore immenso
come tu fossi un fiore
nel mare dell’umanità,
travolto. Ti conosco sai,
ti vedo fra mille anime
così quando vivo
nei luoghi del mondo
io non ti cerco,
ti respiro.

 Come nuvole

Come nuvole corse sulla città,
adombriamo la voglia di ragionare,
volendoci accampare coi pentolini,
le posate, i pensieri lucidi e memorabili,
attendiamo l’alba cogliendo rumori.
Rumori ormai davvero distanti.
Ne avremmo mai parlato, laggiù
dello stupore di uno spazio?
della meraviglia dei suoi minuti?
Quel sottofondo così reale
(il rumore della città)
fa armonica e silenziosa
la meccanica dei movimenti
quando ognuna passa all’altro
gli ammennicoli dell’esistere.
(Eppure la nube tossica
è così bianca, visibile).
E’ stato bello cantare canzoni,
strillare convinti cori scomodi
gridare e sbracciarci a salutare
le favole belle della notte nuova.
Che fare per continuare a vivere?
che fare per immaginare un mondo
vivibile?
che fare per non andarcene per forza
altrove?
A quell’ora abbiamo applaudito
le stelle cadenti.

A pranzo con le volpi

Ci sono pomeriggi crudeli
in cui, le anime gemelle s’incontrano
rapite dai baci, simili ai loro simili
chiacchierano esili e nude
appoggiate le une alle altre, miti
come canne di bambù al sole africano.

Son crudeli e astute le volpi all’ora di pranzo
origliano i sentimenti per non prender paura
come abiti le loro pellicce accarezzano e sono guanti

che fanno vibrare le corde dell’amore.
È un appuntamento al bivio dello sgomento;
in quei pomeriggi vividi ricordano, le anime,
la vita, l’amore, l’età.
Le propaggini sono ornamenti,
son chiari di luna che ogni cosa illuminano;
nessun dubbio lasciano, alle carte, gli sguardi,
quelle occhiate che solo le anime candide
sanno concedersi.

 

 4 anni
M’hai ucciso davanti allo specchio
con un tutù rosa come i tuoi pensieri.
Ti prepari alla stagione della conoscenza
e ora, così potente, allo specchio t’inebri.
Io non posso farlo più, la mia vanità
forse è utile a qualcun altro
non a me che per questo fingo, mi vedo
e mi nutro delle mie debolezze.
Ormai anche gli occhiali da vista
devo indossare,
sbiadito mi sento a osservarti
e non bastano le parole a raccontare
la mia sventura d’essere padre,
d’essere umano cui non resta
che donarsi a te, ora e prima di tutto
altrimenti la tua forza, allo specchio,
a morire mi costringerebbe.

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