Fierro Giovanni

è nato a Gorizia nel 1968. I suoi testi sono stati pubblicati nelle raccolte “Frantumi” (2002) e “Prepletanja – Intrecci” (2003), entrambe edite da Sottomondo. E’  curatore della rivista Habel. Del dicembre 2004 è la sua prima raccolta poetica, “Lasciami così” (edita da Sottomondo Gorizia), con presentazione in quarta di copertina del poeta Mario Benedetti; la cui prima edizione di 300 copie è stata esaurita. Nel novembre del 2005 il libro è stato ristampato in altre 300 copie, ora esaurite. Di “Lasciami così” nel gennaio 2008 è uscita una versione ridotta e riveduta.  Per la promozione del libro l’autore ha tenuto diverse letture dal vivo, ospite (tra gli altri) del festival di poesia Residenze Estive di Trieste, festival culturale Orchestrazioni di Portogruaro, rassegna Stazione di Topolò, Comunità Poesia di Mestre, Comunità Italiana di Fiume (Croazia), incontri con l’autore di Dobbia, rassegna Omissis di Gradisca d’Isonzo, rassegna estiva incontri con l’autore Museo Revoltella di Trieste, Radio Onde Furlane, Radio Koper Capodistria, Radio Cooperativa Padova e Televenezia . Testo della quarta di copertina di “Lasciami così”, firmata dal poeta Mario Benedetti: “Fra “rabbia e stanchezza” si collocano “le parole giuste” di questo libro teso e compatto di Giovanni Fierro. La costruzione rigorosa che si avvale di elementi biografici sempre significativi nella loro valenza etica e di orizzonte poetico dimostra la severità dell’autore con se stesso, con la propria vita e con quella di tutti noi.” Le poesie di Fierro possiedono “una gravità che attira”, si fissano sulla pagina con fermezza, con una forza morale di raro spessore. “Il Carso/ha scienza/di privazione”, recita una poesia. E certamente vengono alla mente per il poeta goriziano le pagine del concittadino Michelstaedter, e dei triestini Slataper e Stuparich. L’icasticità delle immagini e la tensione costruttiva sono qui tracce evidenti di una non mai smarrita via di grande impegno etico. Venire ai ferri corti con la vita è compito che Fierro si è assunto in maniera ineccepibile e con risultati di rilievo. Dai ricordi dell’infanzia alla registrazione delle proprie vicende attuali, contornate sempre dai luoghi caratterizzanti, anche della vicina per l’anima del poeta ex-Jugoslavia, il discorso sempre più si solidifica in “una bellezza” che resta. Cura la rassegna culturale “Non c’è verso” – le parole e le musiche con gli autori”, giunta nel 2007 alla terza edizione. Fa parte della redazione del giornale di frontiera “Isonzo Soča” e collabora con il settimanale a tiratura nazionale “Carta”, per le pagine del triveneto.
Il riparo che non ho (Le Voci della Luna, 2011) è la seconda raccolta del poeta goriziano Giovanni Fierro, e rappresenta un notevole passo in avanti lungo lo stesso percorso che già ne aveva caratterizzato l’esordio alcuni anni fa con Lasciami così. Giovanni Fierro amplifica i tratti distintivi della propria scrittura, che è una scrittura frantumata, che procede a scatti: se la bellezza sta nell’imperfezione, è proprio questo (ed è un pregio, non una critica) il valore della sua poesia, che si espone nella propria nudità privilegiando la tensione etica e morale che nasce dal vivere intensamente e totalmente le situazioni ed i luoghi. Non è il contenuto ad adattarsi alla forma, ma fortunatamente il contrario: le parole diventano livide, impietose, a volte dolcissime, a volte estremamente dure nel gridare quelle verità che normalmente vengono taciute. La fragilità dell’esistenza però non assume mai la declinazione di un auto-compatimento, quanto piuttosto suggerisce la ricerca di una profondità che vada oltre, che dia senso e giustificazione, nel rapporto di coppia, in quello padre-figlia, nei momenti in cui il percorso del poeta incrocia i luoghi dove si è fatta la grande storia. Ed è quella stessa fragilità che talora si apre a momenti di improvvisa tenerezza e al desiderio di assoluto che è lo spazio aperto dentro e fuori, il mare, il cielo, il volo delle rondini che con ogni partenza “iniziano il loro ritorno”. Francesco Marotta 

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