Zuccolo Andrea

a_foto Andrea ZuccoloAndrea Zuccolo è nato a Buttrio (Udine).
Si è laureato a Bologna, presso la Facoltà di Lettere e Filosofia, corso D.A.M.S. Ha collaborato a molte edizioni MITTELFESTT di Cividale del Friuli, Festival di Teatro, Musica, Danza e Poesia dalla Mitteleuropa. Nelle edizioni dal 1996 al 2002 è stato interprete delle poesie di Kosovel, Menichini, Bandini, Attila Joszef, Michelstaeder, Morandini, Szymborska, Janus, Kiš, Skacel. Nell’edizione 2001 ha interpretato il poema di Chaim Nachman Bialik Nella città del Massacro, scene e costumi di Loretta Cappanera, musiche di Mahler-Uri Caine. Il primo impegno teatrale risale al 1978, nella commedia in musica Il mongomo a Lapislazzuli, con il gruppo strumentale Hinz und Kunst di Berlino, al III Cantiere Internazionale d’Arte di Montepulciano. Dopo un Edipo Re di Sofocle, diretto da Benno Besson a Spoleto, 1980, a Parigi si è diplomato presso l’Ecole Internationale de Théatre diretta da Jacques Lecoq. Nuovamente in Italia a Roma, ha lavorato con Compagnie Private e Teatri Stabili, accanto ad attori come Tino Carraro, Isa Danieli, Carmelo Bene e diretto da Ronconi, Scaparro, Nanni. Come baritono ha partecipato all’Euridice di Jacopo Peri, Aquila 1989. Ha diretto e interpretato la versione originale del dramma in musica Ofelia va in convento, Teatro Comunale, Narni. A MITTELFEST 1998, come autore e interprete ha presentato il monologo Buon Compleanno. Per Glasovi iz cakalnice-Voci dalla sala d’aspetto, alla VII Edizione di Stazione Topolò, 2000, come autore ha presentato in forma scenica il poema Corale per Oche e voce sola. Testo pubblicato da CappaZeta Edizioni, Udine, 2000, tradotto in inglese dal poeta Jack Hirschman e pubblicato da Marimbo Press, Berkeley, California, 2001. Per la RAI-FVG ha dato voce al personaggio di Armando, nella versione friulana dei cartoni animati della Pimpa di Altan. Nel 2006 a MITTELFEST ha presentato come autore e interprete il poema sinfonico Per non morire in versi, musiche di Šostakovič e Uri Caine, percussioni U.T. Gandhi. Il testo è stato pubblicato da KappaVu Edizioni, Udine, 2006. Nel 2007 al Festival arte in corpo, La Maddalena, ha presentato, autore e interprete il poema Ditemi un giorno ne farò un anniversario, musiche di Šostakovič. Nel 2008 ha interpretato le poesie di Giuseppe Ungaretti da Il Porto Sepolto, edizione STF, Udine, 1916, canzoni e musiche di Gualtiero Bertelli. A MITTELFEST 2012 ha presentato come autore e interprete il dramma L’epigramma a Stalin – In memoriam Osip Mandel´štam, Edizioni MITTELFEST, 2012. Come autore e interprete della silloge poetica El octavo día ha partecipato al VII Festival del Libro d’Artista di Barcellona, traduzione in spagnolo di Rosalba Campra, CappaZeta Edizioni, Udine, 2014. Nel triennio 2013-2015 per l’Università Popolare di Udine, a cura del Prof. Gianpaolo Borghello, ha letto un ciclo di canti della Divina Commedia di Dante Alighieri. E’ voce recitante nella Passione secondo Giovanni di F. Corteccia con il Coro Polifonico ‘Monteverdi’ di Ruda, in repertorio.

 

 

 

Così sia

Se non vedo il vostro piede
se non ascolto il vostro passo
non per questo non leggo
le infinite vie
delle nostre vene.

Con l’inchiostro io scrivo
il destino del nostro sangue
ancor prima che il sole
si rapprenda e scompaia.

L’apostolo dagli occhi spenti
predica e predice
la parabola che
sborda il margine
e si schianta sull’orlo
della terra.

Ehi voi … doganiere in divisa …
scansatevi in tempo … per diooo!
Venite meno al precetto
d’un ordigno?
Costituitevi parte lesa
offesa, vilipesa.
In nome della patria, dell’arma
in nome di vostra cognata
di tutta l’armata.

Risuolatevi le scarpe.
Gendarmi di tutte le unioni
pieee … t … arm!!!

Un minuto di silenzio (un minuto di silenzio)

niente corone
le rose per le vostre puttane.

Vi attendo in paradiso
dove i conti si regolano
a sberle di bronzo.

Se non lo sapete
aprite i denti
le resurrezioni
sono monumenti.

Così sia.

GLORIA COLÓN

GLÒRIA COLOM

GLORIA

Posa por un istante tus ojos
en el olvido
y tu mirada se reencarnará
en memoria

Por Castilla y por León
Nuevo Mundo allo Colón

¡Adelante marineros!
Que andais misereando?
¡Todos verneis ricos
y de buena ventura!

Ahi… Cristoforo!
Ahi… Colombo!
Ahi… il giorno della scoperta!

Niña
Pinta
Sancta Maria.

Ora ti tocca
in piedi vegliare
in cima la colonna
la burrasca
che prende
a schiaffi
l’imbarcadero.

Avvistare senza grido
l’arrivo di una nuova
teeerrraaaaaaaaaaaaa…

che non torna.

Il braccio steso
l’indice puntato
verso l’onda
rapace di barche
e galeotti.

¡Ay… Cristóbal!

¡Ay… Colón!

¡Ay… el día del descubrimiento de América!

¡Ay… el 12 de octubre de 1492!

¡Ay… al llegar a la isla de Guanahani!

Niña
Pinta
Sancta Maria.

Culpa… culpa… maxima culpa.

Oh… Colombo
se davvero la terra
fosse piatta
meglio sarebbe
ripiegare la mappa.
Dare silenzio
alle rotte confuse
di andata
senza ritorno.

Consegnare
al mondo
il giornale di bordo
pallido
sbiancato
stanco
come l’ala dell’albatros.

Nostromo schernito.

¡Ay… Cristóbal navegante!

¡Ay… Colón cartógrafo!

¡Ay… almirante!

¡Ay… virrey de Castilla!

¡Ay… gobernador de las Indias Occidentales!

Niña
Pinta
Sancta Maria.

Culpa… culpa… maxima culpa.

Continua il tuo dito
a segnare l’approdo
l’incerta laguna
nel portolano
di un ultimo continente.

La mia carta
è pelle d’uovo
bianca
guscio vuoto.

Non vale niente.

Tu sii Colombo

PORTUS MARIS
ET TERRAE CUSTODIA
Ahiii…

Barcelona, Placa de la Pau,

GLORIA COLÓN (Español) GLÒRIA COLOM (Catalan)

Scritta sopra il monumentale basamento della colonna eretta a Cristoforo Colombo nel 1888. Seduto sulla comoda coda di uno degli otto enormi leoni che vegliano a guardia e ‘picchetto’ d’onore del temerario marinaio. Sedevo sulla coda di quello rivolto verso l’embarcadero. Di carattere mansueto. Nemmeno un ruggito per tutto il tempo in cui mi sono trattenuto per scrivere la poesia.
Barcelona, domenica di Pasqua, 20 aprile 2014, ultimata verso le ore 12:00.

Preghiera dei naufraghi

Nostra Signora dei naufraghi
benedici
sostienici dall’onda furiosa (sollevaci?)
porgi la tua mano misericordiosa (palma per palmo della mano?)
indicaci la rotta fra gli aghi (della bussola)
dona noi l’aria maestosa
che ci spinga a riva gioiosa
siamo i tuoi marinai raminghi
noi ti preghiamo luce radiosa
noi ti lodiamo casta sposa
Nostra Signora dei naufraghi
benedici
Amen

Scritta a Udine nella casa di Via ermes di Colloredo, 11/7 una sera prima della fine di aprile 2014, con l’ipotesi di inserirla nel GLORIA COLÓN GLÒRIA COLOM. Non adatta al registro della poesia. Semmai appendice per una versione scenica.

Io mantengo il passo
del sonnambulo
un pît di une bande
chel ciuet di che atre
tal miec el troi de arbe
dulinvie el fosâl de roe
che côr daûr al svuarbevoi
aretis dal borc Maù
scune di gnò pari
borc di fump e stic
savôr di saût
berlarie di ocas.

Oh tornasse il tempo delle fionde

Tu ricordi
le budella rossastre
camere d’aria di bicicletta
tagliate a fette e strisce
elastici in tensione
pugni come tenaglie
a stringere archetti di ligustro.

Oh tornasse il tempo delle fionde

Ribalda età giovanile
scatenati plotoni di arcieri
svelti a trafiggere
accecare
lampioni stradali
mandare in frantumi
i vetri le lastre
del deposito comunale
le ceramiche isolanti
dei cavi elettrici.
Rivolte allegre di bande
addestrate alle sassaiole
grida e risa di riscossa
per sentinelle catturate
battaglie a pelo d’acqua
radente
il fosso della roggia.

Oh tornasse il tempo delle fionde
Tornasse l’esito
di quello schiaffo
che ognuno apprese
da mani oneste
mani operose
mani paterne.

Mani composte sul petto
gesto rituale netto
il vestito buono
il corpo composto.
La strada per il cimitero
polverosa
soffice bianca cipria.
Ordinato il corteo
lanterne fianco la croce
il parroco
in fila per quattro gli uomini
la bara portata a spalle
il canto commovente
delle donne velate di nero
il passo lento
rispettoso.
Il verdone che ‘zornava’
sulla punta del cipresso.

Tu ricordi
quando una cartolina
di cordiali saluti
stretta alla forcella
da una molletta di legno
era il rumore di un motore.

I trattori che parevano bisonti
verniciati di rosso
potenti marchi d’oltreoceano
Massey Fergunson.
Slacciate le cinture
all’odore del letame
frotte di metalmeccanici
indossavano tute blu
premevano sui pedali
di testarde biciclette.

L’ululo della sirena
svegliava i capannoni
la corrente a tre fasi
avviava i torni
le saldatrici cucivano
cicatrici incandescenti.

Tu ricordi
le merende di more
strappate alle fronde dei gelsi
i tuoni e i lampi
del temporale
i botti dei petardi
e l’urlo spaurito
delle vedove penitenti
all’uscita di messa prima.
La cagnetta sovietica
Laika
in orbita nello spazio.

Oh tornasse il tempo delle fionde.

New Orleans Suite

Siate.

Voi che siete morti
sotto il livello del mare
siate.

Voi che siete nati neri
senza scelta di pelle e denaro
siate
nella melma di stato
siate
numero come stelle
lustrascarpe di sogni fottuti
benzinai incatenati alle pompe
funebri stracci da marciapiede.

Siate silenzio.

Lago di ogni lago
al largo di ogni soccorso.
Siate serpente e gazzella
braccio e remo per ogni galera
porto e canto di ogni schiavitù
piombo e tamburo
scintilla e folgore
furto e spazzatura
vecchia leggenda
di una città.

America
America selvaggia.

Risacca
serbatoio
giacimento
pozzo nero
trivella
nel cuore della terra.

Picchiate alle porte
di ogni casa
di ogni androne
chiamate ogni servo
ogni garzone
dite a chiunque:
<>

Fragmenta per il Maestro Aldo Colò
E innanzi avanza
poi lieve si ferma
e posa il passo su l’erta
in Stretta della Giudaica
e m’affascina
e m’incanta
l’aura vaga evanescente
come verbo balbuziente
d’umana flebile agiografia
d’intorno il nido colbacco.
Nel battere stretto dei denti
ripeto:
«Maestro Colò, Maestro Colò… ».
Garbato fanciullo trasognato
semplice eleganza distinta
eretta nella calma paziente
come un palo telegrafo.
Maître à penser
dentro e durante le dune
dei giorni ai giorni a venire
come colli e nuche rasate
rifugio e fucina.
Scintilla febbrile fu il battere
l’incudine
a redimere le piazze dei martiri.
Maestro Colò
io vi parlerei alla maniera francese
porgendovi il voi:
«Vous êtes une rouge étoile
qui plane glissante les planètes
posant sa teinture sanglante».
Il brillio delle vostre lucerne
getta un taglio radente di luce
su le mie scarpe
e rimbalza la chiarità della patina
lustrata a gomito
e un gemito serale s’intona.
E’ un partigiano coro a bocche chiuse
che solleva una bufera
su la solenne distesa innevata
Voi Maestro Colò
siete l’orma e il canto. Andrea Zuccolo

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