Bukovaz Antonella

Antonella Bukovaz è originaria di Topolò-Topolove, borgo sul confine italo-sloveno. Si dedica  prevalentemente alla poesia e all’interazione tra parola, suono e immagine in forma di lettura, videopoesia e video-audioinstallazione.

 

 

 

 

È una fatica restare sensibili alla luminosità debole.
Il peso è enorme per palpebre così sottili
quasi trasparenti –  quasi a offrire l’occhio
invece che a proteggerlo
eccitarlo alla sensibilità della presenza
continua e dilatante della luce.
L’impalcatura della palpebra è un aquilone
e l’aria di tutte le ombre lo spinge verso la sera
a essere membrana che allaccia
il nostro buio a quello della notte.
La mia casa
è una casa
in cui nessuno
si sente a casa
un avanzato stato di imbarazzo che a spirale
avvolge e fa rabbrividire – come a custodire
una reazione naturale del corpo
quando null’altro lo sostiene nel suo essere solo.
C’è una stanza che si sta costruendo da sé
di mattoni rosicchiati e scaglie di marna
di parole avanzate – cementate a scintille
e impazienza e mancanza di misura.
È una stanza circolare o forse
ovale e c’è anche un angolo
che regge la smania del fondo pagina
pochi istanti prima di girarla
di leggerci la cicatrice del desiderio di un evento
anche assurdo o grottesco o drammatico
o anche solo desolato:
uno spostamento d’asse
una furia di cambiamento
una ribellione di geografie
manie di possesso.
Io la custode – io la guardiana.
L’urna della stanza ha gli odori dello sfinimento, del rammarico per tutta quella carne andata marcia – dimenticata nel frigo – per la quale non c’era fame sufficiente. E si può accettare o non accettare, tornare comunque alle solite faccende oppure sostituirla con la propria sorte – un braccio o un pezzo di coscia, una fetta di guancia o le interiora – posarla sul ripiano nel frigo e in cambio prendere con sé il marciume della dimenticanza.
CAMERARDENTE
Nello sciame quantico
quanti siamo? Affondiamo
sempre più nella lingua
deglutiti da boschi d’alfabeti
si emerge a cercare calma
ci tiene a galla
un confine mai divelto.
Una corruzione inesorabile accompagna la crescita
e la parola
confine tra uomo e uomo
da questo abisso
risalire sarà una guerra
fino alla conchiglia delle mani
a scoprire una perla dal brillio del latte
pronta a esplodere o, nel peggiore dei casi
a perdere splendore
fino a ingrigire e spegnere
anche la luce intorno.
Dicono che sono caduti – i confini
ma com’è possibile? Erano tutt’uno
con le carni dei vicini e le ansie
da finitudine imperfetta
e la materia della lontananza!
Si è vissuti in un coagulo eroso
dal protendersi di opposti versanti
dalla notte delle strategie
da un misurato marasma.
Si è sopravissuti in sanguinaccio di identità.
E ora questa notizia!
……
Quindi ciò che sento è la presenza
di un arto fantasma?
Alla luce del desiderio del desiderio
sono evidenti le storture dello sguardo
i crampi alla percezione del reale
mentre il rimpianto dei confini
– poggiati su cuscini – di raso
è un’ode di cinque o sei versi
lungo i quali so schiantarmi e ricompormi
alla penombra della loro camera ardente.
Ho tenuto tra le mani il mio osso
ora non posso più respingermi
ma rischio di guardarmi annegare
in questo che è il mio riflesso
e sembra mare.

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