Salvi Alessandro

Alessandro Salvi (Pola, 1976) vive da sempre a Rovigno d’Istria. Sue poesie e testi di varia natura (recensioni, critiche, traduzioni, prefazioni…) sono apparsi sia su carta che nel web: Sovremenost ( 2/maggio 2009), La Battana, Panorama, La Voce del popolo, TELLUSfolio, Farapoesia, Neobar e altrove. È stato segnalato da Maurizio Cucchi su “Specchio” e “Tuttolibri” de La Stampa. Suoi versi sono stati inclusi nelle antologie: La ricognizione del dolore (2007), a cura di Pietro Pancamo e Il segreto delle fragole 2010 (2009), a cura di Elio Pecora e Luca Baldoni. Nel 2008 è stato pubblicato il suo libro d’esordio Piovono formiche carnivore e altre inezie (Aletti) e nel 2011, con la En Avant! Produzioni di Pistoia, la plaquette I fori nel mare. È vincitore di due primi premi e di una menzione onorevole per la poesia in lingua italiana al concorso d’arte e di cultura Istria Nobilissima.

prova a percorrere le mie parole
i polverosi sentieri cosparsi
di fonemi blasfemi ed altri sibili

ogni tanto ci trovi qualche lucciola
sdrucciola invero che nel buio luccica
amica…ride, si nasconde; ammicca…

sta a dirti che non tutto è come sembra:
ancora vale la pena sperare…

***

di piombo e inchiostro ti dimostro adesso
come si squarcia il vetro zigrinato
del silenzio assoluto del mio tempio

del sonno che riposa nella polvere
che mai osammo percorrere scalzi
ché nelle vene s’addensa la neve

fammi da eco ecco quel che voglio
non un monologo non un delirio

***

intingi la tua penna nel mio fango
fammi male ma sempre a fin di bene
ammiro quando alleni il mio respiro

ma se per caso incappo nel tuo cappio
sappi che non l’ho mica fatto apposta
(ho stipulato un patto col mistero)

intingo la mia pena nel tuo sangue
divengo eterno per un solo istante

***

lettere come rettili irritati
scorrono sibilanti nei meandri
di torbide melmose sabbie mobili

immobili i miei passi s’inabissano
dove strisciano bisce ed altre serpi
dove pullulano immondi universi

strappali i drappi troppo stretti ai polsi
non ti permettono affatto di muoverti

***

gli inviolabili varchi tentando
ammaestrando l’istinto mi spingo
poi m’arresto contesto ogni mio gesto

io mi ribello sì ma poi mi spiace
ché non ho pace né una direzione
né un perché o una ragione o una preghiera

come un biglietto non obliterato
giaccio irrisolto nel mio letto sfatto

***

quell’incudine incute un gran timore
quando il ferro sprigiona le sue fiamme
il fabbro rischia a volte di bruciare

perciò meglio stare attenti col maglio
passeggi la prudenza per la stanza
si stanzi l’ira allora oltre la porta

sul dorso di uno scarafaggio in corsa
pazientemente la morte ti aspetta

(da Ladro di tamerici)

***

Io vi parlo da questa
inospitale zona del sentire.
Sì, questo scrivere pare mi annienti
a poco a poco, ma
mentre mi invento un vivere migliore
m’abituo a questo fuoco con cui gioco
da tempo ormai. Noi siamo solo ostaggi
del provvisorio.
Non è una fuga nell’irrazionale
bensì si tratta solo di guardare
l’invisibile che si spoglia e addita
lì dove vita e morte si coagulano
in un tutt’uno.
Io dentro queste parole ci vivo.
E muoio, a volte.
In quest’antro mi nascondo dal mondo,
venite a prendermi se ci riuscite.

***

Questo succo d’arancia qui sul tavolo
e quella donna grassa con le sporte
della spesa e la maglia dei Metallica
mi fanno proprio ridere.
Per chissà quale motivo sorrido?
oggi mi sembra tutto così buffo!
Adoro questi giorni freddi e chiari,
lucidati e tirati a secco dalla
bora e dal sole. Un cormorano spunta,
lo vedo da lontano
emergere in superficie: una virgola
sul manoscritto – eternamente in fieri –
del mare.
È arcinoto che il mondo è una poesia
scritta da dio. Concordo, e così sia.

(Da Santuario del transitorio)

***

Non mi va di annullarmi nella pagina.
Sogno monotono ma non per questo
meno stupendo; non un verso, un gesto
ti offro in cambio, basta mi conduca
all’interno del tuo giardino gotico.
Non so se è spesa bene la mia vita,
io titubo nel liquido amniotico
di questo attimo; se è andata buca…
si rimargini pure la ferita!
E nondimeno, aggiungo, sia gradita
la tua comparsa e il fertile innesto:
il franco auspicio che in te manifesto.

***

Se mi entri nelle fibre come febbre,
sommessa come una febbre che cresce
durante il sonno, allora… allora, ecco
brividi ibridi e un gran caldo sento
come bradipi rapidi che scivolano
lungo scoscese e ripide cascate
di ultimativi punti di domanda.
Ma poi lo schianto a terra mi risveglia.
Mare di marmo, murmure di morte,
come un abecedario in fiamme ardono
cuore da rott-amare, mente torbida.

(Da Eserciziario di metafisica per principianti)

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