Korun Barbara

KORUNBarbara Korun è nata nel 1963 a Ljubljana in Slovenia, dove tuttora risiede. Laureata in slavistica e letterature comparate, pubblica poesie in molte riviste slovene, scrive saggi, recensioni letterarie, critiche teatrali e partecipa a manifestazioni culturali.
Nel 1999 ha pubblicato la sua raccolta di poesia Ostrina miline (La scabrosità della dolcezza), premiata come migliore opera prima. Nel 2003 è uscita una sua raccolta di brevi prose poetiche e poesie in prosa dal titolo Zapiski iz podmizja (Annotazione da sotto il tavolo) nel 2004 la raccolta di poesie Razpoke (Fenditure).
Nel 2003 ha anche pubblicato negli Stati Uniti un libro di liriche dal titolo Chasms e nel 2005 in Irlanda una raccolta di sue poesie. Nel 2008 due suoi nuovi libri di poesia vengono editi e tradotti in croato e bosniaco. È presente in varie antologie nazionali e internazionali. Con il percussionista sloveno Zlatko Kaučič ha inciso il CD Vibrato tišine (Vibrato del silenzio) basato sulle poesie del famoso poeta sloveno Srečko Kosovel. Per la sua raccolta Pridem takoj (Arrivo subito) del 2001 ha ottenuto due importanti premi letterari sloveni. Nel 2004 ha pubblicato Čečica, motnjena ljubezni (Čečica, turbata d’amore) per il progetto Koderjana organizzato all’interno del festival Stazione di Topolò. Le poesie di Barbara Korun sono pubblicate in varie antologie e tradotte in tredici lingue.

NE POŠKODUJ ME
Ne poškoduj me, ko stopaš vame.
Ranjena od tvoje mehkosti,
nežnosti. Sile so komaj komaj
še v ravnovesju.
Poznam tvojo ostrino,
izbrušenost.
S počasnim, natančnim gibom
boš podrl jezove.
Čez nebo bo zažarel
mavrični severni sij.

NON DANNEGGIARMI

Non danneggiarmi quando mi penetri.
Ferita dalla tua morbidezza e dalla
tenerezza. Le forze a stento
mantengono ancora l’equilibrio.
Conosco il tuo acume,
la tua sottigliezza.
Con gesto lento, preciso
abbatterai gli argini.
Nel cielo comincerà
a risplendere l’aurora polare.

IMAM DVE žIVALI

Imam dve živali.
Rdečo in modro.
Ko modra pije, rdeča
dirja.
In obratno.
Nikoli ju ne morem ujeti,
razpeta med počivajočo in dirjajočo.

Spustila bom misel
za vabo,
daleč daleč v ravnino.
Ne bosta opazili,
z gobci vohajoč neskončnost.
Legla bom v travo
blizu izvira in
zaspala.
Luna me bo pokrila.

Zjutraj
s prvimi vodoravnimi žarki
bosta prišli.
Utrujeni, potni, penastih gobcev.
Potem bomo
skupaj
pili vodo.

HO DUE ANIMALI

Ho due animali.
Uno rosso e l’altro azzurro.
Quando l’azzurro beve, il rosso
scorrazza.
E viceversa.
Non riesco mai a catturarli,
tesa tra quello che riposa e quello che corre.

Lascerò andare un pensiero
come richiamo
lontano lontano nella pianura.
Non se ne accorgeranno
fiutando l’immenso coi musi.
Mi sdraierò sull’erba
vicino a una sorgente
e mi addormenterò.
La luna mi coprirà.

All’alba
coi primi raggi verticali
verranno da me.
Stanchi, sudati, con i musi schiumosi.
Dopo
berremo insieme
l’acqua.

OGLEDALO

Nadme se skloni moški
kot nad vodo.
V ogledalu moje vode želi
videti svoj obraz.
A moja voda je temna,
temna in globoka in
mu ne vrača odseva.
Moški išče, presenečen,
začuden, in bojim se,
da bo skočil noter, vame,
da bi na dnu poiskal
svoj mrtev obraz,
mrtev.

LO SPECCHIO

Un uomo si china su di me
come sopra l’acqua.
Nello specchio della mia acqua
desidera vedere il suo volto.
Ma la mia acqua è scura,
scura e profonda e
non gli rinvia il riflesso.
L’uomo cerca, sorpreso,
stupefatto, e temo
che salterà dentro, in me,
per frugare nel mio profondo
il suo viso morto,
morto.

MLJET

potem je soba. bela soba.
stene, pobeljene z apnom, lesena tla, bele oknice.
samo postelja je v tej beli, prazni sobi. v kotu ob steni
dva nahrbtnika. skoz široko odprto okno vdira vonj po borih.

v tej sobi je postelja.
ležita v njej. vročina, še čričrikanje je zamrlo.
kakšna modrina neba! oba pogleda se utapljata v njej.
telesi se dotikata z nogami, z boki, z rokami, s srcem.
s pogledom ne. pogled je v modrini, v neskončnem.
tako se sprijemata duši, tako gresta druga k drugi.
pod kožo in še globje. te pokrivam, vsega? sem tvoje
varno zavetje? v tišini, v molku hitita duši po nevidnih
bleščečih nitih druga v drugo. v mlečnem zraku sobe
mavrični vzorci, eksplozija najbolj nežnih barv.
kaj je še mehkejše od blazinic tvojih prstov? kakšen okus
imajo tvoje ustnice, zdajle? daj, da okusim tvoj utrip srca,
božam šum krvi po žilah, poslušam ritem toplega dihanja
ure in ure, nepremična v tišini.

v tej beli opoldanski svetlobi se razlomi svet.
vse, vse se izbriše, samo tvoja bližina je zmeraj bližja,
je zmeraj bolj tu. tudi strah me je, ja, tako silovito je,
tako je treba pazit, da te ne ranim, da se ne ranim.
počasi, ne mudi se. ni več časa, ni več prostora, samo
ti. tako se je razprlo morje pred mojzesom. tako se mi
razpira svet. vse, kar je, utripa v tvojem telesu, v tvojem
srcu. naj bom še bližje, naj bom čisto v tebi, ti.

in potem čudeži. z besedami in dotiki me spustiš na
svojo jaso, obsijano z luno. lahko brodim po podrastju
tvojega mednožja, se zatečem v mehko gnezdo popka.
treba je oblizat tvoje pazduhe kot komaj rojene srne.
z jezikom ščegetat ušeska, z jezikom vrtat v školjkino
srce. sladki srhi stresajo tudi moje telo. čutim vsako
tvojo zaznavo, vsako tvojo misel. opna samote se
predre in zalije me val tvojega soka.
poglej, kako se razveselim tvojih nožnih palcev!
raskave kože pet! kakšno čudovito igrišče je tvoje telo!
na vsakem koraku naju čaka presenečenje. kot otroka
sva, kot otroka v neskončnem morju drugega. ni še strahu.
ni še sramu. vse je eno: ti, jaz, morje. morje.

MLJET (*)

poi c’è una camera. una camera bianca.
le pareti, imbiancate con la calce, il pavimento di legno, gli scuretti bianchi.
non c’è che un letto in questa stanza bianca e vuota. in un angolo vicino
alla parete due zaini, attraverso la finestra spalancata penetra la fragranza dei pini.

in questa camera c’è il letto.
vi si sono sdraiati sopra. fa caldo, perfino il frinire delle cicale si è smorzato.
che cielo azzurro! i loro due sguardi si sono tuffati dentro.
i corpi si toccano con le gambe, con le anche, le braccia, con il cuore.
ma non con lo sguardo. lo sguardo è nell’azzurro, nell’immenso.
così le anime aderiscono, così vanno l’una dall’altra, sono
il tuo rifugio sicuro? in silenzio, senza parole le loro anime sfociano
l’una nell’altra seguendo leste due fili invisibili e splendenti. nell’aria
lattescente della camera disegni iridati, un’esplosione di tinte
estremamente delicate. cos’è più morbido dei tuoi polpastrelli? che
sapore hanno adesso le tue labbra? fammi assaporare il palpito
del tuo cuore, accarezzare il brusìo del tuo sangue nelle vene,
ascoltare il ritmo del caldo respiro,
ore e ore, immobile nel silenzio.

in questa luce bianca meridiana il mondo si spezza in due. tutto,
tutto svanisce, solo la tua vicinanza è sempre più vicina, è sempre
più presente, mi assale anche la paura, sì, è così travolgente, devo
stare ben attenta di non ferirti, di non ferirmi. lentamente, non c’è
alcuna fretta. il tempo non esiste più, non esiste lo spazio, solo tu.
così si è schiuso il mare davanti a mosè. così mi si sta aprendo
il mondo. tutto ciò che esiste pulsa nel mio corpo, nel tuo cuore.
voglio esserti ancora più vicina, essere in te totalmente, essere te.

e infine i miracoli. con le parole e le carezze mi lasci scendere
nella tua radura, rischiarata dalla luna. posso perlustrare il tuo
sottobosco tra le gambe, mi rifugio nel soffice nido dell’ombelico.
bisogna leccare le tue ascelle come piccoli caprioli appena nati.
solleticare con la lingua le orecchie, ruotare con la lingua nel cuore
della conchiglia. i dolci brividi scuotono anche il mio corpo. sento
ogni tuo trasalimento, ogni tuo pensiero. la membrana della
solitudine si perfora e mi colma l’ondata della tua linfa.
guarda come mi rendono felice i tuoi alluci! la ruvida pelle dei tuoi
calcagni! che meraviglioso campo di giochi è il tuo corpo! a ogni
passo ci attende una sorpresa. siamo come due bambini, come due
bimbi nell’infinito mare dell’altro. non esiste ancora la paura, non c’è
ancora la vergogna. tutto è un’unica cosa: tu, io, il mare. il mare.

(*) Isola dalmata nelle vicinanze di Dubrovnik in Croazia.

JEZIK

Bobinu
jezik: reka. tolmun pod jelkami.
ležim na peščenem dnu tolmuna, voda
teče čezme, gledam jo, gledam skoznjo
ven, senco, sonce. hladi, blaži. otoži.
jezik kot voda, besede, ki hladijo. telo,
kot pravi bobin, presvetljeno, duša, sežgana
do presojnosti. to. to me zmeraj zamolkne.
v preveliko, v preveč. pestujem, vpijam, vtiram
v telo duše, ta jezik, to vodo na goli koži, mil,
nežen dotik, sladkost. lase mi boža, obraz,
prsi, se mehko prelije prek bokov, kot velika dlan.
jezik: besede, ritem, utripi srca.

LA LINGUA

A Bobin
la lingua: un fiume. un tonfano sotto gli abeti.
giaccio sul suo fondo sabbioso, l’acqua mi scorre
sopra, la guardo, attraverso l’acqua guardo fuori
l’ombra, il sole. rinfresca, calma, immalinconisce.
la lingua come l’acqua, le parole che rinfrescano. il corpo,
a detta di bobin, sfolgorante, l’anima bruciata fino alla
trasparenza. ecco ciò che mi fa sempre ammutolire.
è troppo grande. oltremisura. cullo, assorbo, infiltro nel corpo
dell’anima questa lingua, quest’acqua sulla pelle nuda, un tocco
soave, tenero, dolcezza, mi accarezza i capelli, il volto, il seno,
si spande lievemente oltre i lombi, come una enorme mano.
la lingua: parole, ritmo, palpiti del cuore.

LEPO SE JE RODITI

lepo se je roditi v mlad pomladni dan, neres?
čeprav že tolikokrat
je skrivnost zmeraj znova doživeta
in nikdar razkrita.
čeprav že tolikokrat
je radost zmeraj znova užita
in nikdar do konca izpita.
in zmeraj znova se svetloba
lovim v prosojne klične liste
in božam seme
ki v sebi nosi težko sladko skrivnost –
smrt.
še še več
te temne radosti,
iz katere oboda poganjam življenje
ga rastem in množim
in zorim v mehki nič –
zibelko Boga.

È BELLO NASCERE

è bello nascere in una giovane giornata di primavera, non è vero?
anche se questo mistero,
del resto mai spiegato,
è stato vissuto già innumerevoli volte.
anche se la gioia già innumerevoli volte
è stata assaporata,
ma mai bevuta fino in fondo.
e, luce, innumerevoli volte
mi cerco nelle trasparenti foglie dei germogli
e accarezzo il seme
che porta in sé un dolce segreto –
la morte.
ho tanta, tanta smania
di questa oscura felicità
nel cui spazio germino la vita,
la cresco e la moltiplico
e maturo nel morbido nulla –
culla di Dio.

PESMI O SMRTI

I.

naj sanjam z odprtimi očmi.
naj reka sanj
teče skozme in polni
ogromno vrečo sveta
z ljubeznijo.
naj mi bo dana odsotnost
in v tej odsotnosti
čista radost –
imenovati svet.
ga ljubiti,
ljubiti.

II.

rada bi se v tvojem telesu
s svojo podobo zlila,
rada bi v tebi použila lastno srce.
bodi mrzla reka z dolgimi prsti.
bodi borov gozd, ja, nizki borovci
se z iglicami dotikajo stegen.
bodi luna, bodi luč.
naj bo radost velika do smrti,
naj izniči vso temo, vso smrt,
ki ne morem brez nje, naj ostane
sama svetloba, milina.
tudi takrat, ko mi med nogami
mezi droben curek krvi.

III.

misel na smrt je kot mehka
blazina
polagam si jo vsak
večer pod
vzglavje
je polno
temne skrivnosti
velike ljubezni
milosti božje, ki nas
ranjene in obubožane
zmeraj znova prerodi
v živo seme svetlobe
in angeli, angeli!
z bleščečimi perutnicami
polnijo zrak z vonjem
po mirti, sandalovini in cimetu.

IV.

Pesem, telo iz besed, diha svoje spanje.
Noč se igra v njej.
Noč in smrt, ljubeči sestri!
vzameta iz duha
spomin in je prost,
proste so besede pesmi,
ko se ljubi z nesmislom,
kaosom in temo.
Ni smrti in ni življenja.
Na robu bivanja ni trajanja.
Tudi skrivnosti ni.
Samo žalost,
neskončno brezno žalosti,
v katerega padam,
srečno, večno,
brez konca.

V.

z lučjo, ki prihaja od
besede molka
vibrira globoko v grlu
v srcu
z glasom
z glasom v smrti
smrt je kot sestra
prišla me je obiskat ob rojstvu
mojih dveh sinov
smrt, sestra!
v izročilu besede, s katero
sem bila rojena je smrt
čista in lepa
prijateljica
velika in polna
skrivnost
kot da smo iz nje prišli
kot iz velike maternice
in smo še zmeraj isti nespremenjeni
brez strahu

VI.

še čisto drobno še čisto tiho
se oglaša mala piskajoča bolečina
me zoblje čez dan
ponoči
me preplavi
ko vsi spijo
me drobi
v vsakdanji prah

VII.

Vse misli so se posušile,
dih že v grlu tiktaka,
cvetlice so glave nagnile,
smrt po nekoga koraka.

Ptice so zadnji let zamudile,
na temnem nebu dva bela oblaka,
prostor, kjer navadno plešejo vile,
je umit od krvavega mraka.

Na polju je majhen mrlič.
Mrzlo je trupelce punčke.
Nebo nad njo je kakor ptič
in kljuva jo v stisnjene očke.

CANTI DI MORTE

I.

che io sogni ad occhi aperti
che il fiume dei sogni
mi attraversi e riempia
l’enorme sacco del mondo
con l’amore.
che mi sia concessa l’assenza
e in questa assenza
la pura gioia –
di nominare il mondo.
di amarlo,
di amare.

II.

vorrei fondermi nel tuo corpo
con la mia immagine
in te vorrei consumare il mio cuore.
sii un gelido fiume dalle lunghe dita.
sii una pineta, sì, i pini bassi
sfiorano con gli aghi le cosce.
sii la luna, sii la luce.
che la gioia sia grande fino alla morte,
sì, che annienti tutto il buio, tutta la morte,
senza cui non posso vivere, che resti
solo la luce, la dolcezza.
anche quando mi cola tra le gambe
un esile rivolo di sangue.

III.

il pensiero della morte è come
un soffice cuscino
me lo metto ogni
sera sotto
il capezzale
è pieno
di oscuro mistero
di grande amore
di grazia divina che noi
feriti e ridotti in miseria
ci fa sempre rinascere
in un vivo seme di luce
e gli angeli gli angeli!
dalle ali scintillanti
colmano l’aria con il profumo
di mirto, di sandalo e di cannella

IV.

Il canto, un corpo di parole, respira il proprio sonno.
In esso gioca la notte.
Notte e morte, due amorevoli sorelle,
levano allo spirito
il ricordo ed è libero
libere sono le parole del canto,
quando fa l’amore con l’assurdo,
il caos e le tenebre.
Non c’è morte e non c’è vita.
Al limite dell’esistenza non c’è durevolezza.
Non c’è neanche mistero.
Solo tristezza,
un immenso abisso di tristezza,
nel quale cado
felice, eterna,
senza fine.

V.

con la luce che proviene
dal silenzio
vibra profondamente nella gola
nel cuore
tu con la voce
io con la voce nella morte
la morte è come una sorella
è venuta a trovarmi alla nascita
dei miei due figli
morte sorella!
nella tradizione della parola in cui
sono nata la morte è
pura e bella
una grande amica e un totale
ed evidente mistero
come derivassimo da lei
come da un enorme utero
e continuiamo ad essere gli stessi
immutati
senza paura

VI.

così fioco e tenue ormai
è il suono del piccolo stridente dolore
mi morde di giorno
di notte
m’inonda
quando tutti dormono
mi sbriciola
in polvere quotidiana

VII.

Si sono inariditi tutti i pensieri,
il respiro fa tic tac già in gola,
i fiori hanno chinato il capo,
la morte va a prendere qualcuno.

Gli uccelli hanno perso l’ultimo volo,
nel cielo buio due bianche nubi,
lo spazio in cui di solito danzano le fate
è stato lavato dal cruento crepuscolo.

Nel campo c’è un piccolo morto.
E’ freddo il cadaverino della bambina.
Il cielo sovrastante è come un uccello,
a beccate le scava gli occhietti chiusi.

*

v pozni jeseni
se nebu odmika
tisočkrat težja
teža jezika

osmoza dotika

*

nel tardo autunno
si stacca dal cielo
il mille volte più greve
peso della lingua

osmosi del contatto

V ČRNI POLETNI NOČI

v črni poletni noči
sem šla na vrt
utrgat rožo zate

borila se je dolgo
z vsemi svojimi trni
šuštela z listi

zdaj čakam
ob oglu hiše
da prideš

čutim
kako drhti
v rokah
kako v temi
izteka njena
črna vroča kri

IN UNA NERA NOTTE ESTIVA

in una nera notte estiva
sono scesa nel giardino
a cogliere una rosa per te

ha lottato a lungo
con tutte le sue spine
frusciando con le foglie

ora aspetto
all’angolo della casa
il tuo arrivo

sento
come palpita
tra le mie mani
e come nel buio
zampilla il suo
caldo sangue nero

*

škržatova pesem odkriva
tajno poželenja morska
sol pot k začetku

pogovor s tabo
je kot molitev
svetloba je temna
in topla

*

il canto della cicala rivela
i segreti della voluttà il sale
marino il cammino verso l’inizio

il dialogo con te
è come una preghiera
la luce è scura
e calda

*

živim s smrtjo
kot z mrtvo ribo
pod srajco
grejem jo
s svojim telesom

obrnem se
kot ogenj
me spreleti
njena nenadna
mrzlost

*

vivo con la morte
come con un pesce morto
sotto la camicia
e la riscaldo
con il mio corpo

mi volto
la sua improvvisa
freddezza
mi lambisce
come il fuoco

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