Bottazzo Massimiliano

BottazzoMassimiliano Bottazzo, nato a Padova nel 1968, residente in Friuli a Udine, per scelta! dal settembre 2005
Durante gli studi universitari di filosofia ho fondato con altri una importante rivista, Simplegadi (importante lo è diventata dopo però) di filosofia comparata tra pensiero orientale e occidentale, contribuendo alla stessa anche con articoli e traduzioni
Da molti anni lavoro in una grande azienda del settore trasporti e logistica in qualità di addetto all’assistenza dedicata ai grandi clienti
Scrivo poesie da quando possiedo memoria, ma solo di recente ho portato a termine una prima raccolta dal titolo Tracce che al momento è in lettura presso un primo editore
Ad avere la voglia e il tempo di leggere quanto scrivo, si possono trarre maggiori informazioni su di me, nelle mie poesie il personale e il privato sono entrambi ricorrenti.

INVETTIVA MALINCONICA

Non torno volentieri dove sono nato
anche se il ricordo talvolta resta addosso
come la carne che non si stacca dall’osso
sopravvivo a una città vissuta a fatica
ristagna nell’aria il puzzo di sconfitta
percorro a memoria
stretti vicoli ciottolosi
portici che hanno misurato
larghe falcate a testa bassa
ingombravano i gesti fuori posto
come un vestito pesante portato in agosto

OMAGGIO AL POETA SIMIC E A UNA GATTA

I belong to no one (1)
my father and mother who died at birth
that’s the only image
that turns up
goccia a goccia
misuro le parole
come vecchi rubinetti insistono
per ogni tocco un senso prende forma
and nowhere to go back to (2)
ossessivi rintocchi della memoria
svegliano i sensi di colpa
e il timore più grande
dimenticare il tuo viso
tornando una sera dal lavoro
dimenticare la tua voce
dimenticare che sei stata
la mia famiglia dodici anni appena
a large ocean liner caught in the ice
le mie scarpe ferme
a bagnarsi di lacrime

1 A nessuno appartengo
mio padre e mia madre nati morti
questa la sola immagine
che ne salta fuori
2 e nessun luogo a cui tornare

DOPOCENA

Ho giocato ieri sera con gli elenchi
di quello che ho lasciato
di quello che ho trovato
web news fiction mail
nemmeno il giornale leggo più
le membra distese
ad ascoltare l’incontro
clandestino di due venti
che senza chiedere
hanno scelto come rendez-vous
gli scuri di casa mia
curioso ho accordato loro il permesso
purché restino basse le voci

QUANDO E’ PRESTO

Per attitudine abito il primo mattino
quando potrei fare qualunque cosa
mi siedo e accarezzo la gatta e guardo
pescandoli dalla scatola sulla libreria
i nomi che non so distinguere
i luoghi che non ho visto
i volti che non so riconoscere
le vostre assenze sono un assedio alla mia memoria
i morti andrebbero sepolti
ma come potrei non fare colazione

UN LUNEDÌ

Decidendo di passeggiare
sul lungomare di Marina
accettai che la giornata
fosse malinconica
volendo assecondare il mio umore
il Capanne risucchiò il cono di luce
e il mare prese a farsi di piombo
al Borgo del Cotone
un gatto rosso probabilmente
pensò che il sole
sul promontorio di fronte
fosse uno scherzo
da accettare chiudendo gli occhi

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