Grifalconi Annalisa

"The long shadows fall" (ritratto di Annalisa)  di Paolo Zennaro

“The long shadows fall” (ritratto di Annalisa)
di Paolo Zennaro

Annalisa Grifalconi è nata il 25/3/63 a Motta di Livenza (TV). Ha pubblicato in proprio due raccolte di versi sciolti: “Fragile” e “Poesie” e sta preparando il terzo volume. Ha partecipato a “Orchestrazioni” festival di arti varie a Portogruaro come pittrice e come poeta, oltre al Festival Internazionale “Acqua di acqua” come poetessa.

 

dal libricino pubblicato nel mese di aprile 2013 dalle Edizioni Culturaglobale

Irregolare, sghemba, la poesia di Annalisa Grifalconi vive di un’imprevedibilità sofferta: quando sembra di poter scorgere un filo conduttore o una trama che ci conduca in modo rassicurante all’epilogo, le parole scartano di lato, si frantumano, si dividono e ricompongono delineando una lucida visionarietà. Eppure seguono il loro filo che alla fine si ricongiunge con il nostro, e c’è meraviglia nell’incontro degli sguardi, quando due diverse prospettive del reale si incrociano e gettano luce una sull’altra.

Francesco Tomada

 

Tu reciti la vita

…..che pianto dirotto,

che ferita al cuore…..

tu fai quello che altri fanno

…..una sberla in pieno viso,

un graffio ai genitali…..

la verità caduta dall’alto

trasforma in piombo

l’anima che tocca,

la sirenetta di Andersen

semper flans suam familiam atque sum pescatorium.

 

 

 

Venezia

 

Domani mattina sarà acqua alta,

ci porterà via la terra per un po’ di ore;

una guerra mondiale tra terra e mare.

La città solamente soffrirà, sconfitta,

le onde, gagliarde, sventoleranno jodio.

Le gondole, superbe, saliranno di un gradino

colla melma vicino.

Tutta la merce come rubata dal salso,

tutto messo insieme (marchio vero/marchio falso).

E resterà sul liston del piccolo S. Marco

nà sardea, un gambero

dè indiani un arco.

 

 

 

Chi conosce i rapporti umani

è più bravo a lavorare a maglia!

Annoda, rovescia, cala

et cetera et cetera

con più facilità.

Forse non sarà caratteriale

ma mi piace pensare che sia così.

Tutta una relazione dentro e fuori di noi;

“sostanza” dice Spinoza:

Avendo la sabbia dentro le scarpe

dice che ne beneficano i piedi

e si frugano i calzini.

 

 

 

Il tuo cane ha gli occhi traslucidi

e il naso rosa.

Quando mi vede abbaia piano

e dimena la coda.

La tua cagnolotta fa cacca in piazza

in modo che tu ti vergogni

ti lecca la mano

e aspetta la gogna.

Lucy attraverso un’epifania, anzi mille manifestazioni,

ci fa scordare la stupida Lucia di Charlie Brown

con la quale ha in comune

solo la bianca dentiera.

 

 

 

Vorrebbero muovere il motore

della mia testa ingrippata

con le pastiglie.

Da trentadue anni ne mangio

di tutti i tipi.

Ormai ho 50 anni

la vista è calata

i capelli bianchi

le ossa friabili

ma il mio cervello sempre giovane/sempre

ammalato allo stesso modo.

 

 

 

Si vede che c’è crisi.

La gente è triste.

È triste di non poter comprare niente

niente di niente.

Una volta la depressione ti spingeva

a far shopping

adesso è che da una pianta d’arance

crescono uova: la catena alimentare

s’è spezzata

le uova cadono a terra, stesso colore delle arancie ma costano meno,

e hanno il colesterolo.

I poveri pagano di più la vitamina c

in bustine.

I farmacisti fanno affari d’oro.

I ricchi hanno un sorriso sardonico

nessuno si permette più di ridere a pancia piena

non c’è trippa per gatti e neppure per signori

per matti oppure per forestieri.

 

 

 

Nella mano l’uomo tiene il martello.

L’incudine posa a terra, inerte.

Il ferro nel mezzo è sostenuto e colpito.

Ma guai a quei che dopo l’usura

finiranno negli inferi della rottamazione:

riderà di loro la gogna del bue, il lampione

della storia, la spada dell’angelo.

 

 

 

Da quel sasso vicino di nubi

sorge il lampo:

attizza il ruscello dell’acqua

e lo frantuma

nelle calde lingue umide dell’autunno.

Scorre la goccia sul viso (si chiama lacrima)

per i defunti giorni dell’estate

e impareremo a piangere col tepore dell’aria.

 

 

 

Come mai

il rumore di scale corse

di passi nasali mi regala felicità?

Mi sono resa donna e musicante

ed ascolto ora ancora

la melodia della voce

nella persona che ho tutt’intorno.

 

 

 

Un mendicante non è ladro,

non è un lavoratore.

Si pone al di fuori della categorie

del capitalismo.

Fa rabbia, emozione

fa pietà.

È un neonato della società

non sai mai cosa farà da grande, se leggerà tarocchi

lo psichiatra o

lo yogi.

Eppure causa la sua enorme debolezza:

non poter operare

tanti gli girano al largo

perchè non sai nemmeno

se la sua è verità

o una grande presa per’culo

 

 

 

La mente sparge

né pane, né pesce, sulle mie ferite.

Stanno in cucina questi due elementi

perchè allora non io, altrimenti?

 

 

 

Ricade dal piano di sopra

il bianco lenzuolo dell’inquilina, si strofina e si sporca sulla

ringhiera

e chiude definitivamente l’orizzonte

a me che abito al pianterreno con le inferriate

che mi portano via ai ladri.

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