Pelliccioli Marco

a_Marco_Pelliccioli_FotoMarco Pelliccioli è nato a Seriate (Bg) nel 1982.
Ha pubblicato “C’è Nunzia in cortile” (LietoColle, 2014), per la collana I giardini della Minerva a cura di Maurizio Cucchi. “Vapore metropolitano” (Albatros, 2009), terzo classificato al Premio Mario Pannunzio di Torino 2009.
“Un dandy a teatro. Oscar Wilde e Woody Allen” (MEF, 2008), saggistica.
Ha scritto “La Patirazza”, silloge inedita finalista al Premio Inedito Colline di Torino 2015.
“A due passi dal treno”, romanzo segnalato dal Premio Italo Calvino 2014 (prossimo alla pubblicazione).
“Ho catturato Coppulone!”, sceneggiatura premiata al Salone internazionale del Libro di Torino nell’ambito del Premio Inedito Colline di Torino 2014 (secondo classificato).
“In amore non si bara”, atto unico teatrale finalista al Premio Inedito Colline di Torino 2010 e Schegge d’autore di Roma 2010.
Lavora come responsabile editoriale presso De Agostini Editore.

Era solo ieri

Mentre rovisto tra le casse
pacchi di farina saracena,
sento qualcuno bisticciare
per le pentole a pressione.
Non c’è più il mercato in via Paderno,
li hanno cacciati via:
il Mauro, i salami appesi ai ganci
i graffi sulla faccia per aver ucciso il porco, il Berto
quattro denti marci, le mani senza un dito
sporche de förmài, il Batista
le collane d’aglio, le trote prese al Brembo
ammucchiate sul bancale, la Luisa
gladioli, ortensie che scordano la fame.
Sono scomparsi, crollati negli scavi
di un castello in costruzione.
Eppure, era solo ieri
la polenta nel paiolo a centrotavola nell’aia,
il mangiafuoco, il cherosene, a incendiare la collina
poi a letto sulla paglia, la lampada senza olio
le stelle decrepite sul tetto.
Non è rimasto più nessuno
se non tu, che interroghi ogni ombra incontri nei cortili
e chiedi: “qual è la tua Storia?”

Alberto

Nel campanile in controluce,
le stufe ancora accese, le coperte rammendate,
il barbiere che si soffia l’aria calda nelle mani,
sale nel tramonto
il pulviscolo di Alberto sul sagrato,
dicono per fame abbia ammazzato,
sommerso nella lana che lo punge sulla faccia
mani enormi, il mignolo amputato.
“L’è pronta la minestra!”, urlano dal Patronato,
e a ogni rintocco di campana
affonda un passo nel selciato,
mentre assorbita in controluce
la sua ombra massacrata, ci chiama.

Giorgio

Con le braccia conserte, gli occhi ingialliti
scandiva le ore sull’uscio di casa,
con un cenno del capo salutava
Lu Pita, Zagai, Lu Precamorti, Lu Fiore,
col bastone cacciava i cani randagi.
Il buco alla gola, due olive per pasto
prigioniero di guerra, fuggire a piedi scalzi
il mattino seguente filare il tabacco.
“E che c’era da dire?”, chiede a me, Alessandro,
seduti bambini lì a terra, gli occhi sbarrati,
il mondo si riempie.
Poi accendi il telegiornale e compare,
tra un lampascione, una frisa, la morte dellu Villani,
ucciso al frantoio dai fratelli di Ada e nessuno che parla.
“Se il frantoio chiudeva, chi avrebbe comprato i quintali di olive?
È meglio un tristo accordo, che una causa vinta”,
così insegna la terra bruciata
il buio nei campi, le stelle rimaste,
la seggiola blu.

Autogrill

(“Lampedusa: strage di migranti”, 03.10.13)
Quando Tommaso Lagreca
schiantò il peschereccio in mare
centinaia di scarpe in superficie…
Le mani ruvide al timone
nell’abisso in cui mi chiedo:
“quali sono i loro nomi?”
“94, 110, 127 sacchi”, riportano i giornali,
“Tesfit, Habton, Bereket, Goitom”:
qual è la vostra Storia?
Ci vuole coraggio per capire,
stringere Merhawi in un sacco
dire la verità al cassiere Dario, prima che cambi già canale
come se un’altra volta fosse già finito tutto.

Non importa rischiare

Attraverso con te Cave di Pietralata
poi arrivo in via Cupra, c’è Nunzia in cortile
mi prende la mano, racconta del figlio…
Tu stendi lenzuola alla finestra
raccogli le briciole sul davanzale
si apre il portone, ma solo una scala compare:
milioni di gradini da salire
attraverso i tuoi occhi.
Altri dieci minuti e rientro,
ceste di panni da portare in cortile
mani sfregate contro palpebre stanche.
“Non è niente”, mi dici,
raccolgo le bucce, le butto nel secchio,
mi chiedi in silenzio se ne saremo capaci;
“Non lo so”, ti rispondo,
e scendo in cortile con barattoli in mano.
Poi riapro la porta:
il fornello, le mani
la farina sul naso
non importa rischiare.
Poesie tratte da “C’è Nunzia in cortile” (LietoColle, 2014),
collana I

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