Le impressioni di Marco Scarpa


Molto in una sala. Un paese silenzioso che riesce a riunire un pubblico attento, paziente. Un pianoforte che riempie la scena e due giovani pianiste che ne estraggono la vita, il suo suono. Sei voci di poeti che si intervallano ed evocano paesaggi e memorie e si mostrano nudi, si danno in pasto per lasciarsi ascoltare. Ed un presentatore dall’eleganza selvaggia che ha parole per tutti, svela i singoli e cuce lo spazio. E la chiusa finale tra confronti e calici colmi, spunti e improvvisazioni, risate e qualcosa che resta, che prima non c’era. Si chiude la serata e si è riempito ciò che prima era vuoto, ed è accaduto quel che poi sarà dei ricordi. E si torna a casa sazi, ebbri di parole perché la poesia è anche questo, qualcosa che si mastica apprezzandone i sapori.

 

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